Aggiornamenti via etere con Raspberry Pi Connect

Raspberry PI Connect

Sviluppato come alternativa a VNC per l’accesso remoto, Raspberry Pi Connect si sta trasformando in un sistema completo di gestione remota.

Phil Elwell di Raspberry Pi ha annunciato una nuova funzionalità per Raspberry Pi Connect, originariamente lanciato come alternativa più semplice alle reti private virtuali (VPN), al port-knocking e ai server VNC per l’accesso remoto ai computer a scheda singola Raspberry Pi: gli aggiornamenti via etere.

“Negli ultimi sei mesi abbiamo lavorato a una funzionalità completamente nuova: gli aggiornamenti remoti. L’obiettivo è piuttosto semplice: rendere l’aggiornamento del software sui dispositivi il più semplice e conveniente possibile”, spiega Elwell a proposito della nuova funzionalità del software. “Gli utenti di Connect possono già aggiornare i propri dispositivi nello stesso modo in cui aggiornano qualsiasi Raspberry Pi, utilizzando l’icona ‘Aggiornamenti software’ nella barra degli strumenti o eseguendo uno dei comandi di aggiornamento (apt upgrade, ecc.). Ora, con gli aggiornamenti remoti via etere, gli utenti possono avviare gli aggiornamenti software senza aprire una sessione di Connect. E, poiché l’aggiornamento viene gestito tramite i server di Connect, il dispositivo non deve nemmeno essere acceso al momento dell’aggiornamento: Connect rileverà l’aggiornamento alla successiva connessione.”

Disponibile solo nell’ultima versione di Raspberry Pi OS basata su Debian Trixie, la nuova funzionalità di aggiornamento over-the-air di Raspberry Pi Connect e Raspberry Pi Connect Lite è descritta come una funzionalità “sperimentale”, che deve essere abilitata tramite il comando “rpi-connect ota on” prima di poter essere utilizzata. Una volta abilitata, gli amministratori possono creare un pacchetto “artefatto” accessibile tramite un URL e registrarlo presso i server di Raspberry Pi Connector insieme a un hash per la verifica. Una volta configurato, l’artefatto può essere distribuito con un clic, installandosi automaticamente al successivo collegamento del Raspberry Pi di destinazione al server di Raspberry Pi Connect.

“[Un artefatto] può anche includere attività arbitrarie da eseguire sui dispositivi”, osserva Elwell. “Un artefatto può contenere uno o più script da eseguire, insieme ai file di dati che questi script possono utilizzare. Questi script vengono eseguiti come root in modo da poter accedere a tutti i file system. Per gli aggiornamenti software personalizzati, è possibile creare un artefatto contenente un file .zip e uno script per estrarne il contenuto. In alternativa, potrebbe semplicemente svolgere un’azione semplice, come avviare la riproduzione di musica o accendere un LED.”

Ulteriori informazioni sono disponibili nel post del blog di Elwell; un post di supporto sul forum di Paul Mucur mostra come creare artefatti con una struttura A/B per facilitare il rollback in caso di errore durante l’implementazione.

 

 

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Definire ciò che si è non risulta mai semplice o intuitivo, in specie quando nella vita si cerca costantemente di migliorarsi, di crescere tanto professionalmente quanto emotivamente. Lavoro per contribuire al mutamento dei settori cardine della computer science e per offrire sintesi ragionate e consulenza ad aziende e pubblicazioni ICT, ma anche perche’ ciò che riesco a portare a termine mi dà soddisfazione, piacere. Così come mi piace suonare (sax, tastiere, chitarra), cantare, scrivere (ho pubblicato 350 articoli scientfici e 3 libri sinora, ma non ho concluso ciò che ho da dire), leggere, Adoro la matematica, la logica, la filosofia, la scienza e la tecnologia, ed inseguo quel concetto di homo novus rinascimentale, cercando di completare quelle sezioni della mia vita che ancora appaiono poco ricche.

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