
Quando si sceglie di passare a Linux dopo anni e anni con Windows, non si tratta solo di imparare a installare un sistema operativo differente, bensì di adattarsi a un qualcosa che funziona in maniera completamente diversa rispetto a quello che sei sempre stato portato a utilizzare. C’è tutta una serie di piccole cose che per te sono naturali ma che andranno via via eliminate, se non vuoi continuare a fronteggiare problemi e difficoltà che potrebbero rovinarti l’esperienza d’uso.
Come già evidenziato nei precedenti articoli, il sistema operativo è uno strumento che deve consentirti di svolgere dei compiti ma, per esperienza personale, posso dirti che -molto spesso- le difficoltà che si incontrano nell’apprendimento di qualsiasi nuovo software derivano dal fatto che ti aspetti che funzioni esattamente come ciò che hai sempre utilizzato.
Ecco quindi alcune brutte abitudini che possono trasformare la tua esperienza iniziale con Linux in qualcosa che ti fa solo innervosire e che finirà per farti tornare a Windows.

Fare a meno della riga di comando
Lo so, non ti piace. Quel cursore che lampeggia nel terminale ti spaventa e ti costringe ogni volta ad andare a vedere che comandi utilizzare per ogni specifica istruzione da dare. E se ti dicessi che, in realtà, la riga di comando ti semplifica enormemente il lavoro? Basta un comando soltanto per installare un programma o per aggiornare il sistema. E poi, con calma, potresti approfondire la conoscenza di istruzioni e procedure che aumenteranno enormemente la conoscenza del tuo sistema. C’è una curva di apprendimento, certo, ma quando poi si arriva in cima, il panorama è decisamente appagante. Tra combinazioni da tastiera specifiche e la riga di comando, il mio utilizzo del mouse è letteralmente crollato negli anni.
Considerare superfluo leggere la documentazione
Questa è l’abitudine peggiore, ma non è colpa tua. Semplicemente, sei stato abituato che il sistema operativo ha già deciso tutto per te, confezionando funzionalità di alto livello che vanno solo richiamate e utilizzate. Il concetto di “community” nei sistemi closed source è praticamente assente, non perché non interessi a nessuno aiutare gli altri, ma perché il codice sorgente è in mano all’azienda (Microsoft, Apple ecc…) e lei e lei soltanto può decidere se e quando rilasciare il software. Linux funziona diversamente. Per ogni problema, ci sono almeno dieci soluzioni diverse. La Wiki della distribuzione da te scelta dovrebbe essere nella barra dei preferiti del browser e dovresti prendere l’abitudine di consultarla ogni volta che riscontri un problema. La wiki ufficiale è fatta da persone che testano e lavorano quotidianamente sul sistema operativo, mettendoti al riparo da soluzioni improvvisate che, spesso, fanno solo danni.
Dare comandi a caso
Perché dovresti leggere la wiki, quando hai a portata di mano chatgpt o una valanga di contenuti multimediali sotto forma di guida? Grazie a risorse come YouTube o Reddit, infatti, c’è un tutorial per qualsiasi cosa. Che si tratti di cucinare la pasta, piantare un chiodo o installare un programma su Ubuntu, c’è senz’altro un video o un post pronto a spiegarti come fare. “installa un programma in 5 minuti”, il che si traduce in una serie di istruzioni da copiare e incollare nella riga di comando. Geroglifici indecifrabili, che non hai mai letto o sentito e che, di fatto, impartiscono istruzioni alla tua macchina senza che tu sappia minimamente quello che stai facendo. Quando poi il computer si pianta, non avendo tu idea di cosa hai fatto, non sai nemmeno come risolvere il problema. Cercare soluzioni va bene, ma è un processo che va fatto con cognizione di causa.
Riavviare il sistema per risolvere i problemi
Se sei abituato a Windows, ogni volta che il sistema operativo va in crash o c’è un malfunzionamento, le tre paroline magiche sono sempre quelle da decenni: “Riavvia Il Sistema”. Su questa “usanza” sono state fatte vignette umoristiche, magliette, meme e ogni genere di parodia, tuttavia, con Linux è qualcosa di estremamente raro da utilizzare. La motivazione risiede nell’architettura di funzionamento del sistema operativo. Su Windows occorre riavviare perché il sistema “blocca” i file che sono attualmente in uso, mentre invece Linux compie questa operazione in percentuali molto basse. Se un programma, o un applicativo in uso si blocca, puoi semplicemente terminarlo (kill – NDR) senza dover riavviare nulla. Se il tuo sistema Linux si blocca di frequente, riavviare in continuazione non ti servirà, poiché le problematiche sono da ricercare altrove.
Preoccuparti dei driver
Venendo da Windows, sei abituato a cercare i driver aggiornati per ogni dispositivo collegato. Dongle wi-fi, scheda audio, scheda video ecc. Questo tipo di operazione in Linux è al 99% a carico del sistema operativo durante l’installazione. Sì, perché la quasi totalità dei driver è inclusa nel kernel Linux. Quando arrivi al desktop, di fatto, tutti i tuoi dispositivi stanno già funzionando. Se qualcosa richiede un driver proprietario (scheda video Nvidia, per esempio), bastano un paio di istruzioni per risolvere il problema. Se la distribuzione che hai scelto prevede una iso specifica che include i driver Nvidia, a quel punto hai un sistema operativo pronto all’uso post installazione, senza dover fare praticamente nulla.
Gestire i programmi come in Windows
Quando devi installare un programma Windows, sei abituato a cercarlo in rete, a scaricarlo e poi a installarlo. Durante l’installazione devi stare attento a varie cose come eventuali altri programmi che servono per farlo funzionare, elementi nascosti che si insinuano nella tua macchina (toolbar – NDR) e quant’altro. Questo perché il sistema Microsoft utilizza file .exe e installer dedicati, appoggiandosi a risorse esterne. Sì, perché tutto ciò che non è fatto da Microsoft, viene sviluppato da altre aziende che lavorano sul software e lo rendono disponibile (spesso a pagamento – NDR) attraverso il proprio sito. Linux è completamente diverso, perché i programmi sono raggruppati nel cosiddetto “package manager”, una sorta di “App Store” dove poter trovare e scaricare il software desiderato. Il package manager si occupa di installare anche le varie dipendenze che permettono al software stesso di poter girare al meglio delle sue possibilità, senza dover lasciare questa incombenza all’utente finale. Ogni distribuzione di Linux inserisce tutti questi pacchetti nei cosiddetti “repositories”, dove i programmi vengono testati, selezionati e mantenuti da coloro che si occupano della distribuzione stessa. I sistemi operativi basati su Linux hanno tutti un package manager (apt per Debian e derivate, pacman per Arch e derivate, dnf per Fedora, zypper se hai scelto OpenSuse ecc) e, alcune, hanno una GUI che ti permette di ricercare tutti i vari software come se fosse un vero e proprio store. Ovviamente, il mio consiglio è sempre quello di utilizzare la riga di comando per l’installazione dei vari programmi.
Pensare che Linux sia Windows
Questo è l’ultimo dei consigli, ma non è affatto il meno importante. Te l’ho messo alla fine perché vorrei portarti a fare una riflessione. Windows è un sistema operativo commerciale pensato per essere uno standard pre-installato, Linux è un sistema dove tu hai la piena autonomia decisionale su qualsiasi cosa. In altre parole, se con Windows ti sei dovuto adattare a utilizzare un prodotto commerciale, con Linux è il sistema che si adatta alle tue esigenze. L’unico limite sta nella tua capacità di personalizzazione, quindi armati di pazienza e voglia di imparare, perché il piacere che avrai nel cucirti addosso l’intero sistema è qualcosa che non otterrai mai con il mondo Closed Source.
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