
Da quando è cessato il supporto a Windows 10 e, di fatto, è obbligatorio il passaggio a Windows 11, sembra letteralmente scoppiata la “Linux Mania”. Sì, perché Windows 11 si è rivelato un sistema particolarmente affamato di risorse e affetto da bug, per non parlare di tutto il “bloatware” (software spazzatura – NDR) che fa girare in background e raccoglie informazioni su tutto ciò che si fa con la macchina. Come se non bastasse, il famigerato “RAMageddon”, ovvero l’ormai cronica escalation di prezzi delle memorie RAM a causa della frenetica richiesta del mondo AI, sta mettendo in crisi il mercato con approvvigionamenti ridotti e richiesta altissima. Windows 11, per giunta, non si installa in maniera tradizionale su tutti i computer, ma solo su quelli che rispettano determinati requisiti stabiliti da Microsoft.
In parole povere, con l’avvento di Windows 11, un gran numero di PC è risultato non idoneo all’upgrade e, con il generale aumento dei prezzi delle memorie, rifare una macchina al giorno d’oggi costa molti più soldi. Secondo indagini effettuate a livello aziendale, inoltre, oltre il 40% delle macchine aziendali in circolazione sarebbe non conforme ai requisiti per far girare il nuovo sistema di Redmond e, sostituirle interamente, costerebbe cifre folli (alla faccia dell’ecologia!).

Tutti a migrare verso Linux quindi, con tanta allegria di chi, come noi, ha sempre incoraggiato il software libero e le possibilità che da questo derivano. Tutto bello? Ovviamente no, ed è per questo che se sei tra coloro che sono rimasti a Windows 10 e stanno cercando di capire se passare a Windows 11 oppure fare il tanto celebre passaggio a Linux, dovresti leggere attentamente questi dieci (più uno!) consigli che ti diamo.
0) Come “Zero aggiornamenti”, ovvero vulnerabilità
Rimanere su Windows 10 dopo la cessazione del supporto è estremamente rischioso. Sebbene esista la possibilità di estendere gli aggiornamenti di sicurezza fino a ottobre 2026 tramite il programma ESU (Extended Security Life), si tratta di una scelta assolutamente momentanea. Le aziende hanno programmi di estensione maggiore per contenere i costi delle nuove licenze e del nuovo hardware richiesto, ma per l’utente medio si tratta soltanto di rimandare la scelta di un anno. Siamo a febbraio 2026, il che vuol dire che Windows 10 ormai è definitivamente tramontato. Occorre tenere presente, inoltre, che il programma ESU non comprende l’inserimento di nuove funzionalità e miglioramenti, non prevede supporto tecnico e la correzione dei bug è limitata solo e unicamente alla sicurezza. Nel frattempo, le software house che producono driver e programmi, si sono da tempo concentrate su Windows 11, con tutti i problemi del caso per chi rimane indietro.
1) Windows non è il male
Al netto della speculazione e del clima da stadio che si legge su gruppi e community, Windows 11 non è un sistema operativo scadente, tutt’altro. Una volta installato, infatti, è possibile disabilitare tutta una serie di funzionalità che non ti servono o non desideri avere sul tuo hard disk. Attenzione agli script e ai software di debloat che si trovano in rete: è vero che snelliscono di molto il sistema operativo, ma sono fatte da persone improvvisate o non sai utilizzarli a dovere, rischiano di creare malfunzionamenti che ti porteranno -quasi sicuramente- a dover fare un’installazione pulita. Quando succederà, tutti ti diranno che è colpa di Windows, ma non è così. Esistono diverse ottimizzazioni totalmente sicure che aumentano di molto la reattività del sistema e, con opportune ricerche, anche il controllo dei requisiti minimi è un ostacolo perfettamente valicabile.
2) Parti da un’installazione pulita
Benché l’upgrade da Windows 10 a 11 sia perfettamente fattibile tramite Windows Update, il nostro consiglio è quello di scaricare una iso dal sito ufficiale Microsoft, flasharla su pen drive e ripartire da zero. I test svolti da noi su diverse macchine, hanno evidenziato innumerevoli vantaggi derivanti da un’installazione pulita del sistema operativo. Macchine che avevano malfunzionamenti e sembravano “stanche”, una volta formattate sono letteralmente rinate. Prima di dare la colpa a Windows 11, assicuratevi di fare un bel refresh del computer e un benchmark del disco. Meglio scoprire in anticipo che l’hard disk ti sta lasciando, piuttosto che reinstallare tutto e doverlo cambiare tra non molto tempo.
3) Credi alle tue esigenze, non a ciò che leggi
Reddit, gruppi Facebook, gruppi Discord e ogni genere di sedicente esperto su YouTube, cercano quotidianamente di dare consigli fatti passare per verità assolute, ma che in realtà sono spesso pareri personali del tutto soggettivi o derivanti dalle proprie esperienze personali. Cerca di ragionare con la tua testa, e di capire il tuo caso d’uso! Solo tu sai quali siano le tue esigenze. Per cosa utilizzi il computer? Studio? Lavoro? Hobby? Se per lavoro ti è richiesto l’utilizzo del pacchetto Office, o di software come Adobe o CAD proprietari, sappi che su Linux non gireranno nativamente. Esistono programmi che fanno girare applicativi Windows su Linux? Certamente, ma non tutto funziona “out of the box” e bisogna mettersi lì con calma e perderci del tempo. Lo hai questo tempo? Non è obbligatorio essere degli smanettoni: se non ti va di perdere troppo tempo, nessuno ti vieta di rimanere su Windows. Il computer è uno strumento, non dev’essere fonte di problemi o frustrazioni.
4) Linux non è Windows
Hai deciso di passare a Linux e ti sei tuffato nella tana del Bianconiglio. Tra due ore avrai un gran mal di testa e, probabilmente, ne saprai meno di prima. Non preoccuparti, è normale: all’inizio, Linux richiede di cambiare radicalmente il proprio modo di approcciarsi al computer. Non è facile e non è difficile, è semplicemente qualcosa di nuovo. Il più grande errore che tu possa fare, tuttavia, è pensare che Linux funzioni come Windows solo perché, da qualche parte, hai letto che Mint è la distribuzione più facile per chi migra da quel sistema operativo. In linea di massima potrebbe anche essere vero, ma rimane il fatto che parliamo pur sempre di un applicativo completamente diverso. Sei pronto a metterti in gioco e a imparare passo passo? Se sì, potrebbe essere l’inizio di una grande avventura, altrimenti, lascia perdere.
5) Prova a sperimentare in sicurezza
Le sfumature sono la chiave del successo e della crescita costante. Non esiste solo il bianco e il nero, nel mezzo c’è un universo di colori da scoprire che è fondamentale. Se il passaggio da Windows a Linux ti spaventa, puoi sempre decidere di affiancare un altro SSD al tuo sistema principale e utilizzarlo per iniziare ad avvicinarti al nuovo sistema operativo. In questo modo, potrai lavorare o giocare tranquillamente su Windows, dedicando un po’ di tempo in maniera costante a Linux. Questo è l’approccio che scelsi io, ormai tanti anni fa. Dopo un po’ di tempo, mi accorsi che passavo sempre meno “ore” sull’hard disk di Windows, perché ormai mi ero abituato a fare le cose diversamente. È una strada sicura, che ti dà la possibilità di sbagliare senza dover correre il rischio di formattare il sistema principale dove magari hai dati personali o stai lavorando a qualche progetto.
6) Giocare su Linux non è sempre possibile
Il gaming sul pinguino ha fatto passi da gigante, questo è innegabile. Ma è altrettanto vero che non tutto funziona come dovrebbe. E no, non è colpa di Linux, bensì delle aziende che, finora, non hanno ritenuto interessante il sistema open source. Da quando Valve ha acceso i riflettori sul gaming con la Steam Deck, “magicamente” le cose sono migliorate in maniera tanto costante quanto repentina. Logiche di mercato, niente di più. Se sei un amante del retrogaming e dei giochi che hanno già qualche anno sulle spalle, Linux funziona addirittura meglio di Windows, in qualche caso. Ma se sei uno di quei giocatori che passa il tempo sull’ultimo gioco del momento o adora il multiplayer on line con gli amici, i tempi sono ancora molto acerbi. Il nodo legato agli anti-cheat è ben lontano dall’essere sciolto.
7) Il software libero è un mondo a parte
Quando sei un utente Windows, sei abituato agli update regolari e agli aggiornamenti dei driver che, spesso, si fanno in automatico. Al netto di imprevisti, tutto funziona senza che tu debba chiederti il perché e, a volte, nemmeno te ne accorgi. Bene, questo approccio non funziona nel mondo Open Source. Quando usi Linux, tendenzialmente gli aggiornamenti devi farli tu, a seconda della distribuzione, dell’hardware che hai e dei programmi che usi. Gli aggiornamenti possono essere automatizzati, ma non è sempre la scelta migliore. Se hai una scheda video AMD, i driver video sono inclusi nel kernel (ma devi fare attenzione alla versione), se invece hai Nvidia, il driver va installato a parte e, almeno all’inizio, potrebbe essere un po’ più complicato. Oltre a questo, occorre leggere la documentazione e tenere a mente che se dietro Windows c’è un’azienda, dietro Linux, spesso, ci sono poche persone. Questo aspetto, fa tutta la differenza del mondo.
8) Che grafica pazzesca! Ma che Linux usi?
Questa è la domanda che qualsiasi utente Linux si sente rivolgere almeno una volta al giorno. Sì, perché se venite dal mondo Closed Source come Microsoft, l’interfaccia è stabilita dall’azienda e non puoi certo metterti a cambiare le cose come vuoi. Un tema può cambiare i colori, le icone, ma alla fine Windows rimane Windows, iOS rimane iOS e cosi via. Con Linux, questo concetto non esiste e puoi cambiare il Desktop Environment (Ambiente Desktop – NDR). Hai sentito termini come GNOME, KDE, Cinnamon e così via? Sappi che non sono sistemi operativi ma Desktop Environment, ovvero tutta una serie di elementi che compongono la GUI, ovvero l’interfaccia utente. E puoi cambiarla a tuo piacimento, trovando istruzioni su come fare sulla wiki della distribuzione che hai scelto.
9) Linux è super compatibile con tutto… più o meno!
Anche qui, c’è da fare un po’ di chiarezza. È vero che Linux gira benissimo praticamente su qualsiasi cosa, ma è altrettanto vero che ci sono componenti hardware che funzionano meglio di altri. Ed è bene saperlo, prima di cimentarsi con installazioni varie! Sì, perché potrebbe capitare che qualcosa non funzioni e, visto che sei inesperto, potresti attribuirti colpe che, in realtà, non sono tue. Dongle wi-fi, schede audio, card reader… al 99% funzionano perfettamente, ma non si sa mai. Meglio dare una controllata su linux-hardware.org/ e togliersi ogni dubbio.
+1) Non mollare!
È l’ultimo consiglio, ma non è affatto il meno importante. Come detto, il passaggio da Windows a Linux è ostico e, molte volte, ti verrà voglia di abbandonare tutto e tornare a Windows. Ecco perché ti ho consigliato di affiancare i due sistemi operativi, perché la presenza di entrambi può consentirti di sbagliare in serenità, senza che la frustrazione rischi di farla da padrone. In questo modo, la curva di apprendimento a Linux diventa un gioco da affrontare quando hai finito tutti i tuoi task e hai del tempo libero. Se hai bisogno di aiuto, iscriviti subito al forum della community inerente alla distribuzione che hai scelto, confrontati nel canale Discord ufficiale e, perché no, cerca di entrare in contatto con i LUG (Linux User Group) della tua zona. Troverai tantissime persone disposte ad aiutarti, tutto quello che devi fare è perseverare e non vergognarti nel chiedere aiuto. Tranquillo, ci siamo passati tutti!
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