Empatia
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I suoi occhi mi scrutano attenti, come se mi vedessero per la prima volta. Improvvisamente ho caldo. La bocca piegata in un sorriso enigmatico, la sento inspirare di nascosto.
Cerca di schiarirsi le idee senza darlo a vedere. Il dubbio ha preso anche lei. Tutto intorno e' silenzio e spade luminose. Non ci si dovrebbe dare appuntamento in un piano-bar alle undici di mattina. Non e' corretto nei confronti della realta'.
Realta'.... non esiste un concetto piu' lontano dalla umana (in)capacita' di razionalizzare. Per noi la realta' e' soggettiva, e' reale cio' che percepiamo. Ma non siamo in grado di capire se cio' che percepiamo e' reale. Come in questo momento.
Lei mi e' dinnanzi, prorompente energia vitale. Ne sento la forza delicata e potente. Per la prima volta la vedo quale e', senza veli, senza schermi. Senza difesa.... Infiniti flussi di comunicazione aperti e collegati raggiungono i miei centri di elaborazione. Un essere cosi' semplice e cosi' complesso non lo avevo mai analizzato prima.
Sorrido anch'io, imbarazzato. Non riesco mai a decidermi ad usare la mia capacita' introspettiva sugli altri. Accetto e rispetto troppo l'altrui privacy.

Chiamo il cameriere e ordino due succhi di frutta. La prima cosa che mi e' venuta in mente. Temporeggio. Il tavolo e' tondo e basso, riesco a vedere il movimento nervoso delle sue gambe. Inspiegabile, ha trovato il posto migliore del locale a prima vista. E lo ha occupato. Sono alla presenza di un altro mutante. Sorrido all'idea. Mutante implica una mutazione, mentre io sono coerente. Nella mia apparente incoerenza.
Muti. Arrivano le ordinazioni. Ricordo quando stabilimmo un contatto, quasi per caso. Radiazioni elettromagnetiche che per errore si sono intersecate. Battimenti. E infine le menti in contatto. Occhi sospesi su di un mare nero, privo di vita. E d'improvviso la sua forza.
Nei miei viaggi incontro spesso frammenti di parole, discorsi lanciati nell'etere su traiettorie iperboliche, alieni in cerca di contatto.... Ma una struttura cosi' leggera e perfetta mai.

I bicchieri sono appannati e lasciano una traccia tonda sul tavolino; nessuno dei due mostra di volerli anche solo raggiungere. Percepisco un lieve profumo di fiori a basso livello. Sento la presenza di due rose sul tavolo dietro di noi. Esistono per se stesse.
Il pavimento riflette il mondo sovrastante. Rovesciato. O siamo noi che lo vediamo tale? Siamo vicini. Non potremmo esserlo maggiormente. Non esistono intercapedini libere. Forse siamo cosi' vicini perche' non possiamo essere vicini.
Mi faccio coraggio, entro dai suoi occhi verdi. Capogiro. Non esiste sopra e sotto, nei pensieri, devo ricordare a me stesso. Ecco i suoi ricordi, una massa nera luminosa. Morbida e soffice come velluto. E altrettanto pesante. Stranamente non trovo labirinti. E' tutto perfettamente definito. Tutto chiaro.
Nel buio. Attendo. Le sue labbra si piegano in modo strano. Non pensava che sarei riuscito a capire cosi' in fretta. Ma ecco una luce. Intermittente. Vagabonda. L'anima. No, sono io riflesso. Non me n'ero reso conto: anche lei e' entrata a leggermi. Ed ora ciascuno di noi guarda la propria immagine riflessa nell'altro.

Se qualcuno ci vedesse ora penserebbe che siamo una coppia che non ha piu' nulla da dirsi, gli sguardi assenti, le labbra socchiuse. In silenzio. Ma e' con il loro silenzio che maggiormente si presentano rispetto e fiducia e sincerita'. Adoro il buio. Le tende del locale si muovono pigre, possiamo sentire la polvere che si deposita lenta sui mobili.
Insieme. Siamo arrivati. Il tempo e' trascorso, non saprei dire se lento o rapido. Passato. E presente. In noi. Le dita di lei scosse da un lievissimo tremito. Come le mie labbra. Succede.
Beviamo al nostro incontro. Alla conoscenza, al contatto, alla comunicazione. Riusciamo a sorridere. Ora l'Universo avra' anche questo ricordo da conservare. Ne siamo felici.
Per un istante l'Eternita' ha trattenuto il respiro. Abbasso gli occhi, causa della lacerazione in noi. Fuori splende un sole da favola. In fondo anche noi siamo in una favola, e tutto va bene. E' giusto cosi'. I bicchieri vuoti ci osservano con il loro occhio cieco. Non e' colpa loro. E' il mondo ad essere cieco.
Ma il contatto e' esaurito, non occorre restare oltre. Servirebbe solo ad appesantire l'atmosfera. E quel sole..... Si, e' ora di andare.

Aspetta ancora un istante. Non abbassare gli occhi. Lo so. Ho capito perfettamente. E non mi interessa cio che tu pensi ch'io abbia capito. Perche' so che non devi pensare per esistere. Ne' potrei farlo io. Aspetta..... Il tempo non ci tange. Lo conosciamo bene. So cio' che sai. Siamo. Abbiamo sconfitto un pianeta. Soli. Stelle. Insieme per un istante, e per l'esistenza.
Il cameriere getta uno sguardo furtivo al nostro tavolo, per sincerarsi dell'avvenuta consumazione.- I signori gradiscono altro? La sua voce.... la voce umana. A cosa serve mai? A mentire..... null'altro. Il tempo a disposizione e' terminato. Abbiamo compiuto il nostro dovere sino in fondo. Ora l'Universo sa che esistiamo.

L'uscita del locale si avvicina lenta, accompagnata dal ticchettio delle nostre scarpe. Tic-tac. Tic-tac. Tic-tac. L'eco risuona e da dimensioni dimenticate ci restituisce ghirlande di tacchi luminosi e cristallini.
Un ultimo sguardo. Un sorriso. Dal profondo dell'anima. Ma nessun tentennamento. Ci avviamo in direzioni opposte senza esitazioni. Forse ripensando entrambi all'esperienza che ha permesso la nascita di una nuova stella. Cammino, la testa china, le mani in tasca. Attendo.

D'improvviso un violentissimo stridere di freni, ed un tonfo sordo. Le urla della gente. Scalpiccii, una sirena.
Mi fermo. Sollevo il volto, lo sguardo velato di pianto, e mi volto. Poi torno sui miei passi.

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